I DANZATORI AZTECHI

 

Gli Indios messicani dei nostri giorni hanno cercato di mantenere viva la tradizione della danza e del tamburo, che costituisce un’importante loro identità culturale. La sopravvivenza della danza azteca oggi, costituisce un’affascinante testimonianza culturale del passato.

 

Spettacolo di Danze Sacre

Presentato da un gruppo di 5 danzatori di tradizione messicana,
tra i quali saranno presenti :

 

OLLINATL
Ollinatl tradotto dalla lingua nahuatl all’italiano vuol dire Acqua in movimento. Danzatore della tradizione Azteca viaggia tra il Messico e diversi paesi europei dal 1993

ALI YOLOTZIN BARBANCE
Danzatrice della tradizione azteca. Abita e lavora a Sarlat, Francia dove svolge dei programmi educativi

 

ROCIO AHUACHTLI PALACIOS
Abita e lavora a Roma. Danzatrice della tradizione Azteca

 

ARTURO TLAHKUILO ARREOLA
Di origine Yaqui, danzatore della tradizione azteca, abita e lavora a Livorno. Viaggia tra il Messico e diversi paesi europei dal 1993

 

JAIME XIUHKIHUITL
Danzatore della tradizione azteca, abita e lavora a Varese.

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DANZE SACRE AZTECHE

 

Per preservare le culture del Mesoamerica

 Tradizione Azteca - Messico

 

L’Antica danza Azteca

“ Mettiti a danzare. Oh tu che regni,
principe Oquiztli, suona il tuo tamburo d’oro
incrostato di turchesi che i principi e i re
ti hanno lasciato in eredità”
(Antica poesia indigena Azteca)

 

Cenni storici 

In tutte le cronache dell’epoca vengono menzionate le danze rituali, che gli Indios aztechi praticavano con gioia ed orgoglio, essendo la danza un’occasione per dedicare le proprie energie fisiche e spirituali all’equilibrio cosmico. La danza segnava le tappe di tutta la vita cerimoniale, e veniva appresa a ogni livello sociale, essendo una importantissima forma di attività devozionale. (…si riunivano in molti………..portavano fiori…..e si ornavano con piume. Danzavano con movimenti tutti uguali, con il corpo, con le mani e con i piedi: ogni movimento andava secondo il suono che battevano i suonatori di tamburo e del Teponaztli) In alcune descrizioni si parla di ottomilaseicento danzatori riuniti nella piazza centrale di Tenochtitlàn : migliaia di abiti sontuosi venivano utilizzati solo per questo uso cerimoniale, tessuti bellissimi, piumaggi coloratissimi e preziosi provenienti dalla foresta tropicale, adornavano le teste con corone superbe e i mantelli. Le piume considerate magiche erano spesso di Quetzal e di Guacamayo. Gli abiti e gli ornamenti erano incrostati da pietre preziose, come giade, turchesi e ossidiane e gli abiti erano confezionati con pelli di diversi animali, tutti simbolici e carichi di energie magiche dell’animale corrispondente, quali cervo, giaguaro, serpente. Oltre ai danzatori e ai tamburi l’effetto era reso ancora più spettacolare per gli immensi bracieri cerimoniali entro i quali veniva bruciato l’incenso – o copal – dal profumo inebriante.

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AZTECHI LA STORIA

Secondo i miti e le leggende, il popolo conosciuto come Aztechi ( che in realtà si definivano Mexica o Tenochca) proveniva da una località chiamata Aztleàn, situata in una regione non ben definita nel Messico settentrionale o nord occidentale. All’epoca gli Aztechi erano una piccola tribù nomade che viveva ai confini dell’area culturale meso americana. A partire dal secondo secolo iniziarono una migrazione che li portò, nel tredicesimo secolo nella valle del Messico centrale. Essi trovarono rifugio in una piccola isola paludosa di Talcomodo del lago Texcoco, dove affondarono nel 1315 la loro città Tenochtitlàn, costruendo case e campi su zattere di canne intrecciate sulle quali tiravano su la terra fangosa del lago.

 

Il loro dio aveva predetto che un giorno essi avrebbero visto un’aquila sopra un cactus con un serpente nel becco e in quel punto avrebbero fondato la loro città. Così avvenne e, dopo molti anni, i Mexicas gettarono le fondamenta della loro capitale, Tenochtitlàn, su un isolotto nel lago Texcoco. Oggi il lago è ormai prosciugato da anni, Tenochtitlàn è diventata Città del Messico, ma l’aquila della profezia è rimasta al centro della bandiera messicana.

GOVERNO
A guidarli era il loro Dio Mextli, dai cui forse deriva il nome di Messicani. Verso la fine del 1300 gli Aztechi passarono da una organizzazione tribale alla costituzione di un vero e proprio stato, al cui vertice vi era un Re. Nel secolo quindicesimo essi poterono muovere guerra ai loro vicini.
Verso il XI secolo, gli Aztechi, da terribili guerrieri, si trasformano in un popolo pacifico. A tal punto la loro bellicosità si era spenta così quando gli spagnoli all’ inizio del 1500 entrarono in contatto con loro, non solo non si opposero alla conquista, ma erano disposti a accogliere i bianchi come amici.
Il mite re Montezuma, aveva seguito una politica pacificatrice, venne deposto e sostituito dal fratello Cuiclahuac. Esattamente un anno dopo però, questi operarono la loro definitiva vendetta distruggendo lo splendido impero Azteco. Quando Herman Cortez arrivò in quello che ora è il Messico, egli disponeva di cavalli, armature di ferro, cannoni ma nulla di questo avrebbe potuto fare la differenza con la potenza militare dell’impero Azteco. Però il dubbio sulla divinità dei nuovi venuti li fece accogliere come amici. Così gli spagnoli ebbero il vantaggio di tramare dall’interno, avere come alleati i popoli sottomessi e vedere indebolita la popolazione di guerrieri dalle malattie finché riuscirono prendere il potere, imprigionando l’imperatore. Il 13 agosto 1521 Tenochtithàn cadde completamente nelle mani degli spagnoli e il popolo (che si era ribellato perché era stato imprigionato l’ imperatore) venne ridotto in schiavitù. Molte vittime fece anche l’epidemia di vaiolo, portato dagli spagnoli.

 

Gli Aztechi oggi

Gli Aztechi contemporanei vivono nei paesi di città del Messico e superano il milione, costituendo il gruppo di Indios più importante del paese. Parlano in lingua Azteco - Nahua e nonostante la conversione al cattolicesimo, molte delle loro credenze religiose tradizionali sono sopravvissute.

 

 

Agricoltura Aztechi
Gli Aztechi erano abili nell’agricoltura e facevano uso dell’irrigazione, del terrazzamento e della concimazione dei campi.
Ogni contado doveva fare la corvè, questo procedimento sarebbe quando il contadino doveva lavorare gratis per una settimana, doveva coltivare i frutti necessari  per sfamare il padrone. Nello stesso modo altre terre devono essere lavorate finché i loro frutti il mais, fagioli, zucche vengano versate al consiglio così quando c’ è la guerra gli agricoltori non coltivano ma combattono, e così non c’erano carestie. Questo sistema garantiva benessere, tranquillità e la possibilità di stare con la famiglia. Questo durò finché ci furono terre per tutti. Anche gli Aztechi erano abilissimi coltivatori. Sfruttavano ogni palmo di terreno pure dove il territorio era fangoso. Usavano il geniale sistema delle chinampas, zattere ricoperte dalla fanghiglia che tiravano su dal lago. Vi si piantano salici che tenevano insieme il terreno artificiale e ancoravano questi giardini galleggianti con lunghi pali di legno. I coltivatori si spostavano dai canali con le canoe. Erano anche coltivati meloni, zucche e meloponi cucurbitacee e poi ajote piantati tra i filari delle pannocchie. Presso gli Aztechi non venivano allevati animali particolari, si mangiavano gli uccelli cacciati.

Aztechi: l'alimentazione
L'alimentazione aztcheca comprendeva cereali, fagioli, chili e pomodori, che sono tutt'ora parte importante della dieta messicana. Inoltre, gli Aztechi pescavano gli acocil, piccoli crostacei che abbondavano nelle acque paludose, nonchè alghe dalle quali ricavavano una specie di torta. Altri alimenti: grilli, vermi, formiche, larve, utili per la loro abbondanza di proteine e ancora oggi considerati una prelibatezza in alcune parti del Messico.
Semi di cacao erano usati come moneta e per produrre il Xocolatl, una bevanda amara e del tutto priva della dolcezza della moderna cioccolata, che pure da essa ha preso il nome. Cereali e fagioli erano le loro proteine oltre alla caccia.

 

Liquore tipico

Dalla pianta del Maguey gli Aztechi ricavano il Pulque, una sostanza inebriante ad alto potere nutritivo,che usano soprattutto in occasione delle cerimonie religiosa del Meguey.
Utilizzavano tutto della pianta: con le fibre preparavano cesti e spesso abiti, le spine fungevano da aghi, le spesse foglie costruivano frequentemente i tetti delle capanne.

Artigianato

Per quanto riguarda i materiali usati nell’artigianato, bisogna ricordare che gli Aztechi non arrivarono a conoscere il ferro. Pertanto, gli utensili fondamentali come le vanghe, le asce e le macine sono in pietra o in dura selce, le armi e i coltelli sono in ossidiata.

Abitazioni

Gli Aztechi costruivano templi e palazzi in pietra, decorando gli edifici con conchiglie, metallo e pietre preziose. Il popolo viveva in povere capanne di forma cubica, dette tezcalli, costruite con il legno e frasche raramente costruite in pietra. La porta era una stuoia e i mobili erano pochi. Ogni gruppo di capanne possedeva un bagno; invece le case più importanti ne avevano  uno per ciascuno. Gli Aztechi si lavavano di solito in stagni e fiumi, ma per partecipare a rituali usavano il bagno a vapore, come gli sposi per purificarsi.

Abiti

Gli abiti da cerimonia degli aztechi erano fatti di piume del quetzal: il loro uccello sacro. Il quetzal è lungo 40cm con una coda di 80cm.
I guerrieri portavano in testa una maschera di animali (giaguaro, uccelli, sciacalli). Il loro scudo era fatto di liane intrecciate e piume d’uccello, legavano ai fianchi un perizoma fatto di lana e portavano dei copricapo fatti di piume intrecciate. Ai piedi avevano sandali fatti con lacci intrecciati. I guerrieri erano vestiti come l’imperatore, ma senza mantello e meno riccamente. Il popolo era vestito con tuniche fatte di lana di guanaco.    I vestiti erano semplici: gli uomini portavano un mantello corto con sopra un altro più corto a forma quadrata; solo i nobili potevano portare costumi lussuosi; le donne portavano una gonna lunga di tela stretta in vita da una cintura con una camiciola senza maniche. Ai piedi portavano sandali di foglie e di pelle di animale stretti da alcuni lacci. I tessuti erano bianchi di cotone per i poveri, colorati, tessuti di piume di uccello e di peli di coniglio, per i ricchi.
Lo stregone era vestito con perizoma e mantello; aveva uno scudo fatto di piume di uccello e impugnava un bastone ”magico”. Il copricapo era d’oro e di metalli preziosi con piume di quetzal. Gli artigiani erano quasi nudi solo con il perizoma o con un corto gonnellino.

LA SOCIETA’

La società degli Atzechi era divisa in tre classi.
NOBILI: Comprendevano i nobili per nascita, i sacerdoti e tutti coloro che si erano conquistati il rango, in primo luogo i guerrieri.
I COMUNI: Venivano chiamati Macevalttiu, possedevano a vita i lotti di terra sui quali costruivano le loro case.
GLI SCHIAVI: Erano tali per nascita, potevano comprare la propria libertà, o conquistarla, fuggendo e rifugiandosi nel palazzo reale.
Inoltre, all’ interno della società atzeca esiste una categoria di schiavi formati da prigionieri nemici e chi ha perso diritti civili.
In questo ultimo caso si tratta per lo più di individui che hanno infranto le regole della comunità. Al comando c’era un re  (Montezuma, quando arrivarono gli Spagnoli). I guerrieri occupavano il sommo della gerarchia e avevano poteri quasi assoluti. Subito dopo i guerrieri, nella scala sociale venivano i mercanti, quindi gli agricoltori e i pastori; per ultimi gli artigiani.

LEGGI E PUNIZIONI

La punizione per il comportamento sbagliato varia secondo la valutazione sociale del crimine. Il furto ad esempio viene considerato molto grave, colui che lo compie deve restituire il doppio, ma se non è in grado di farlo paga il crimine con la schiavitù. Lo schiavo non è considerato proprietà privata e la schiavitù si estingue con la morte dello schiavo, con la restituzione del debito, o se il suo padrone compie atti considerati antisociali; i figli nascono liberi. Allo schiavo è data la possibilità di interessarsi alla propria famiglia. Quelli che perde per sempre sono i diritti sociali e quindi la possibilità di accedere alle cariche pubbliche. Nella classe sociale ci sono prima i sovrani, poi i nobili e i sacerdoti. Oltre al potere politico i sacerdoti hanno il potere religioso. La religione nasce come attività collettiva necessaria alla sicurezza sociale e politica. Al clero spetta il dovere di compiere diverse funzioni al momento della vita quotidiana.

Molto spesso i prigionieri di guerra (o se non ce n’erano, altri schiavi) venivano sacrificati nelle cerimonie religiose.

LA RELIGIONE

La religione era controllata da una casta di sacerdoti i cui capi provenivano dalle famiglie dominanti. Gli Aztechi adoravano un gran numero di divinità ognuna delle quali esigeva offerte e sacrifici. Attirare le forze buone e respingere quelle cattive era compito dei sacerdoti intermediari fra l’uomo e la natura-dio. Il sole, tra tutte le divinità Azteche ebbe un posto particolare, esso infatti, secondo la mitologia Azteca, era stato ravvivato dal sangue di tutti gli dei. Il sacrificio divino doveva essere di esempio agli uomini. Per l’inaugurazione del tempio di Tenochitlan, per esempio, furono immolati ben 20000 prigionieri di guerra (ma forse è solo stato raccontato così dagli europei).
I condannati al sacrificio erano rassegnati alla loro sorte ed erano considerati importanti. La vittima saliva i gradini del tempio nel frastuono dei canti e danze. In cima, un sacerdote gli apriva il petto con un colpo di coltello. Poi, strappava il cuore ancora palpitante e lo presentava al sole. La testa veniva tagliata. Il sangue scorreva sulle scale del tempio. Così abbeverato, il sole poteva continuare la sua corsa.
La suprema divinità Azteca aveva un nome assai complicato. Un loro dio era Huitziopochtli, il dio del sole e della guerra, un’ altra divinità era Queyzalcòatl, il serpente piumato. Questo essere sovrannaturale (mago/uccello/mosca) risaliva ai tempi delle prime migrazioni ed era quindi ritenuto quasi il creatore di tutto il popolo Azteco. I guerrieri, per esempio, appena morti venivano collocati in una zona rivolta a oriente. Tutti gli altri, quando morivano scendevano nel Mictlan misterioso e assai difficile da raggiungere. A tale scopo ogni cadavere veniva rifornito da doni. Come per tutte le civiltà primitive, il fine della religione Azteca è quello di dominare le forze della natura, conciliarle alle necessità vitali dell’uomo.
Secondo la credenza azteca la vita del mondo deve passare attraverso 5 stadi o “soli” presieduti ciascuno da un Dio particolare.

Le divinità

Quetzalcoat, il serpente piumato della fecondità, assume il nome del dio del vento e del soffio vitale.
Tezcatlipoca, dio che conosce tutto grazie al suo specchio (il suo nome significa proprio “specchio fumante”).
Tlaloc, dio della pioggia.
Chaichiuhlique, moglie di Tlaloc, dea dei fiumi e delle paludi.

DIO TLALOC: DIO DELLA PIOGGIA

  


Cultura religiosa

Componente essenziale dei riti religiosi era la musica. Dai reperti trovati sembra esistesse una vera e propria orchestra con strumenti a fiato e a percussione. Le danze erano aperte a tutto il popolo. La divinità della musica e della danza era Macuilxochitl, detto anche “Cinque Fiori”. Una bevanda importante nei rituali era il Pulque: una bevanda ottenuta dal succo dell’agale. Veniva bevuta nelle feste in notevole quantità da uomini e donne. Gli unici che non potevano berne erano i giovani.

CULTURA
Convinti che l’universo fosse minacciato da forze ostili, gli Aztechi avevano paura che succedesse una catastrofe e quindi facevano molti atti di purificazione. Di qui il ricorso dei sacrifici umani al dio Huitzilopoch (il dio del sole). Gli Aztechi erano una civiltà triste, le gerarchie sociali sono re, nobili (sacerdoti e militari), artigiani e mercanti, coltivatori, servi e schiavi. Il governo era ordinato in caste. Funzioni civili e religiosi erano unificate. L’economia, strutturata a corporazioni, era a base agricola. Dalla grandiosa architettura sono rimaste le rovine di Tenochtitlàn (l’attuale città del Messico), la piramide detta San Cecilia, ha Calixplathuoca, il tempio dedicato a Ecolt dio del vento. Anche la scultura ci ha lasciato enormi teste di serpente, la grande pietra del sole (o calendario Azteco) massicce statue di divinità. Raffinatissimi lavori di cesteria  andati persi nella conquista spagnola, i tagli di cristalli, ambre e turchesi e splendidi manti da cerimonia.

La proprietà terriera apparteneva alla collettiva e ogni gruppo locale (cappulli) era composto da un certo numero di famiglie che possedevano un apprezzamento di terreno; parte del raccolto spettava allo stato, come una specie di tassa. La tecnica era frutto dell’abilità manuale e non ad un uso adeguato di mezzi meccanici: si conosceva la ruota, ma la si utilizzava solo per giocattoli, trascurando invece, di utilizzarla per i veicoli o per altre macchine. Ferro e acciaio erano sconosciuti, per gli utensili si usavano rame e bronzo; gli orafi fabbricavano splendidi monili in oro, argento e leghe preziose.

 

Scrittura e numerazione
La scrittura azteca era all’inizio rappresentata da simboli, ma dall’arrivo di Colombo iniziarono a imparare a scrivere con le lettere. Scrivevano su una corteccia d’albero che veniva bagnata da un grasso e poi pressata, altrimenti si poteva rompere.
Il loro sistema numerico era in base 20. I numeri da 1 a 19 sono rappresentati da punti; il 20 da una bandiera; il 400 (20x20) da un albero, l’8.000 (20x20x20) da una tasca per contenere il cacao o il copale. Le frazioni sono indicate colorando una parte del simbolo: coprendone la quarta parte si indica un quarto, coprendone la metà il mezzo e così di seguito.

La scuola
I bambini erano educati dai genitori fino ai 14 anni, poi tutti, ragazzi e ragazze, frequentavano una scuola che dava loro un' istruzione di base. Alle ragazze però non era insegnato a leggere o a scrivere. Tutti ricevevano un insegnamento religioso. Solo le classi più alte potevano però seguire studi avanzati.
Il collegio, situato nel santuario del tempio, sembra riservato ai figli dei nobili. Forma i futuri sacerdoti e gli altri funzionari. L’istruzione e l’addestramento militare era obbligatorio per tutti i bambini (maschi) delle classi superiori.

Il Calendario
Come i Maya, gli aztechi hanno due calendari: il Tonalpohvalli (religioso) e quello solare. Nel calendario l’anno è formato da 13 mesi di 20 giorni l’uno.

                


Arte
Nell’ edilizia venne abbondantemente usato il legno,cosi come per le imbarcazioni e per i ponti. Gli Aztechi forgiano stupendi oggetti in oro, alcuni in argento (in numero minore dal momento che non avevano scoperto i grandi giacimenti che avrebbero arricchito la corona di Madrid) parecchi in rame spesso dorato. Alle donne è affidato il compito della tessitura. Purtroppo, di quest’arte non è rimasto presso che nulla, in materiali essendo stati distrutti dagli spagnoli: le fibre tessute vanno da quelle del cotone a quelle del maguey. Le donne tessono con un telaio molto semplice e tutt’ora in uso presso le popolazioni indigene. Secondo le cronache spagnole, i disegni dei tessuti erano molto vari e colorati e andavano dai disegni geometrici a rappresentazioni realistiche.

Architettura

Le popolazioni del posto svilupparono un’arte e un’architettura che affascinavano gli Europei.

I monumenti tipici messicani erano i teocalli o templi – piramidi, in cui la piramide tronca, a differenza delle egiziane, era a più piani comunicanti con scale, e costruita in pietrisco, cemento e adobe (mattone cotti al sole). Su di essa, il tempio, a forma di cubo o di parallelepipedo, aveva più camere, muraglie massicce, poche aperture e un tetto di spessore rilevante. I palazzi, avevano l’interno costruito in legno prezioso. Notevoli erano pure i ponti di legno o di pietra, le dighe e le fortificazioni; per quanto non si conoscessero l’arco e la volta, l’ingegneria fu certo progredita.
L’ architettura e la scultura divennero forme d’arte quasi esclusivamente al servizio della religione. La scultura era elemento decorativo dei templi. I templi, i luoghi di culto, le tombe sono i monumenti che ancora oggi testimoniano un’arte tra le più affascinanti di tutti i tempi. L’altezza delle costruzioni religiose era ispirata da precise esigenze di culto: il tempio doveva infatti, con la sua mole imponente, superare in altezza le altre costruzioni, anche quelle destinate a funzioni di carattere civile.
Pochissimo è rimasto della pittura, distrutta dal tempo o dai conquistadores, stupendi rimangono però gli affreschi di Teatihuacan.
e di Mitla.  Nella ceramica avevano conservato le abilità dei popoli che avevano assoggettato, ma erano quasi perfetti nel mosaico, spesso anche in piume. Furono grandi nell’arte orafa forgiando stupendi oggetti in oro e alcuni in argento, parecchi in rame dorato. Non conoscendo il ferro gli utensili fondamentali come vanghe, asce e macine sono in pietra o in dura selce; le armi e i coltelli sono di ossidiana.
Alle donne è affidata la tessitura con cotone o maguey (una fibra dura). Rimangono pochi reperti, distrutti dagli Spagnoli (da loro documenti) si sa che i disegni dei tessuti erano molto vari e colorati e andavano dai disegni geometrici o rappresentazioni realistiche di animali, uccelli, persone. I colori rispondono alla suddivisione del firmamento religioso: il rosso per il sangue, il nero per la guerra e i soggetti religiosi, il giallo il cibo, l’azzurro il sacrificio, il verde per l’imperatore.
Le donne tessono anche splendidi mantelli con intrecciate centinaia di piccole piume di Quetzal (per l’imperatore) o di uccelli della foresta per formare complessi disegni. Con lo stesso metodo si ornano anche scuri e copricapi. 


Costruzioni
Le piramidi atzeche erano come quelle dei Maya e servivano come:
-Enormi basi per templi e palazzi;
-Erano fatti a gradoni e avvano rampe di scale tra un livello e l’altro;
-Erano praticabili al vertice (dove si trovava l’edificio vero e proprio) e si percorrevano all’esterno;
Venivano frequentate nella vita di tutti i giorni e durante i riti religiosi
-Servivano anche ad abitazioni per il re e per i nobili
-Lungo le sue scale (o da uno “scivolo” posto sotto l’altare) scorreva verso il popolo sottostante il sangue delle vittime.

Giochi
Ogni festa, ogni cerimonia sacra o militare veniva arricchita da danze e musiche appropriate. Gli Aztechi avevano tre giochi, “Tlachtli”, il “Patolli” e il gioco dei “Voladores”. Il primo si svolgeva davanti ai templi. Il campo da gioco aveva la forma di un H. I membri delle 2 squadre contrapposte dovevano scagliare una pesante palla di gomma da una parte all’altra del campo senza però lasciarla rimbalzare più di una volta. Vinceva la partita la squadra che per prima riusciva a  far passare la palla attraverso i due anelli di pietra, ma colpendola solo con gomiti, anche o cosce Il gioco dei Patolli si svolgeva su una tavola a forma di croce greca. Il gioco si svolgeva come il nostro “dell’oca”, con le cartelle per andare avanti. I dadi erano fagioli, cioè patolli, il loro nome. Vinceva chi riusciva a percorrere 52 caselle. Il gioco dei Voladores era una danza acrobatica alla quale partecipavano i migliori ballerini, che facevano anche piroette.

 

 

 

 

 

 

 
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