TIBET

 

Conferenza Lama Alak Portici 2005
Danze Cham Rocca 2006

 

INIZIAZIONE DEL BUDDA DELLA MEDICINA
Lama Alak Tsawa Rinpoche

 

Il budda della medicina, indossa vesti da monaco e siede nella postura a gambe incrociate come Sakyamuni ed Amithaba. La mano sinistra nel mudra della meditazione, la mano destra regge una ciotola da mendicante colma di nettare medicinale e di un frutto. la caratteristica principale che contraddistingue il Budda della medicina e’ il suo colore blu lapislazzuli. In Tibet il Budda della medicina viene venerato come fonte delle arti curative in quanto grazie a lui si sono diffusi gli insegnamenti dei quattro tantra della medicina (fondamento scritturale della medicina tibetana). Secondo i quattro tantra, la causa fondamentale di ogni disturbo e’ dovuta ai tre principali difetti mentali, l’ignoranza, l’attaccamento e l’avversione che occupano il centro dell’esistenza ciclica. Questi sono le cause che provocano gli squilibri dell’aria, della bile e della flemma. In combinazione, le quattro contribuenti circostanze di tempo, spiriti , cibo e comportamento fanno aumentare o diminuire gli umori. La cura delle malattie ed il mantenimento della salute sono dovuti soprattutto al ripristino dell’equilibrio dei vari elementi del corpo. Cambiamento di comportamento, dieta, medicine avranno un effetto durevole sulla salute solo se accompagnati da una trasformazione spirituale tramite la compassione, la saggezza ed il metodo che ci permette di scoprire e curare i fondamentali difetti mentali, vera causa di ogni malattia fisica e mentale.

 

 

 


INIZIAZIONE DI MANJUSHRI BIANCO
(BUDDHA DELLA SAGGEZZA)
Lama ALAK Tsawa Rinpoche

Risplendente degli ornamenti di un grande Bodhisattva, Manjushri rappresenta l’aspetto di saggezza illuminata. Nell’aspetto di Manjushri bianco,alla sua destra vi è un loto con una spada simboleggiante shunyata, la comprensione che taglia tutte le forme di illusione e permette il sorgere della saggezza. La mano destra è allungata nel mudra dell’offerta di saggezza per tutti gli esseri senzienti, la mano sinistra tiene al cuore un fiore di upala che si apre all’altezza dell’orecchio, sul fiore c’è un testo della prajnaparamita.

ALAK TSAWA RINPOCHE
Alak Rinpoche è nato nel nord India, ai piedi dell’Himalaya, nel 1971 da una famiglia di profughi tibetani scappati dalla loro terra a causa dell’invasione cinese, seguendo la fuga del  Dalai Lama e dei più alti lama tibetani dopo il 1959. Fu riconosciuto nel 1978, da Trichang Dorje Chan Rinpoche, tutore del Dalai Lama e massima autorità religiosa della scuola Ghelugpa in quel momento, come nona reincarnazione del precedente Alak Tsawa Tulku Rinpoche del Monastero Chachung, nella regione dell’Amdo con attualmente circa 500 monaci. Iniziò così, all’età di sette anni, la vita monastica Buddista basata sui sutra presso l’Università Filosofica di SeraJhe nel sud dell’India. Qui, con l’esame di dottorato (Geshe Larampa) nel 1999, ha concluso  25 anni di studio, di ininterrotti insegnamenti e iniziazioni con i più alti lama Tibetani, primo fra tutti H.H. il Dalai Lama. Un ulteriore studio di approfondimento sul tantra lo ha portato presso il Gyumed tantrik college dove ha poi completato tutti gli studi della scuola Gelugpa.

 

 

La cucina in Tibet (brevi cenni)

La cucina tibetana è influenzata dai paesi vicini (India, Pakistan, Cina, e Nepal), ma è meno saporita, più leggera e meno varia. L'alimento base della popolazione tibetana è l'orzo, l'unico cereale che può crescere in condizioni estreme di altitudine e siccità. Dall'orzo tostato si ricava la tsampa, una farina dal sapore che ricorda la nocciola e può essere consumata in polvere, aiutandosi con le mani, oppure impastata con l'acqua per ottenere grosse palle, ripassate nella farina fresca per evitarne l'essiccazione e facili da conservare nella bisaccia per un viaggio. La tsampa viene utilizzata sia per confezionare la pasta, sia per la preparazione di bevande, con l'aggiunta di zucchero, latte, yogurt, oppure mescolata nel tè e nella birra locale.Molto importanti sono i latticini come formaggio, burro e yogurt ottenuti dal latte di yak, il bovino dal pelo lunghissimo, che pascola nelle valli tibetane.
Nell'area tibetana convivono tre fedi religiose, con diverse prescrizioni alimentari: induismo; buddismo, islam. La carne è solitamente esclusa dai pasti per motivi religiosi. Gli indù adorano mucche e tori come divinità e considerano sacri tutti i loro prodotti, perciò seguono un rigoroso regime vegetariano, che essi considerano segno di purezza. I buddisti si astengono dalla carne, benchè non vi sia un espresso divieto, perché professano il rispetto di ogni forma di vita e ne giustificano l'uccisione solo per necessità. Alcuni buddisti non mangiano prodotti di origine animale, incluse uova e latte. Altri evitano le cosiddette "cinque spezie", aglio, cipolla, erba cipollina, scalogno e porri, perché temono che il loro forte aroma possa eccitare i sensi e ostacolare la liberazione o il controllo dei desideri. Il divieto islamico di mangiare carni impure (maiale e derivati), animali morti naturalmente e animali acquatici che vivono anche fuori dall'acqua (granchi e anfibi), consente di cibarsi solo di carni pure, ottenute con la macellazione di rito musulmano, perciò i pochi macellai tibetani sono musulmani. Tra le carni sono saltuariamente cucinati il montone, il pollo e lo yak, quest'ultimo solo per celebrare particolari eventi. Una specialità è la carne essiccata di agnello o di yak, tagliata a strisce e lasciata essiccare vicino ai villaggi.
I due piatti tipici del Tibet sono i momos e una minestra detta thukpa. I momos, più conosciuti, sono una specie di ravioli ripieni di montone o di pollo, oppure di patate e formaggio, o ancora di verdure, legumi e spezie. Possono essere cucinati in diversi modi: quelli tradizionali sono cotti al vapore e ripassati nel burro; se sono fritti da un solo lato sono chiamati khotay; oppure fried se da entrambi i lati.
Oltre al comune tè dolce, in tutto il Tibet si consuma un tè salato, una bevanda sostanziosa, piuttosto densa, ricca di sale e di grassi. Si ottiene facendo bollire le foglie del tè, spesso aggiungendo farina d'orzo ed amalgamandola con un pezzo di burro di yak e un pizzico di sale. Viene servito fumante in tazza, versato da un thermos o da una tradizionale brocca arabescata, che lo conservano caldo. L'offerta del tè è un rito che si ripete come segno di ospitalità anche verso i turisti. L'usanza vuole che quando la tazza è vuota, sia subito riempita di nuovo per non offendere l'ospite. Il sapore, che alcuni descrivono come simile al brodo di dado è raramente gradito agli occidentali, ma si consiglia di assaggiarne almeno un sorso, come gesto di cortesia. Secondo usanze domestiche e religiose, al tè viene mescolata la tsampa, per ottenere una bevanda più nutriente, dal gusto paragonabile a una minestrina di fiocchi d'orzo o d'avena, che viene consumata anche dai monaci, durante la preghiera quotidiana. Tra le bevande tipiche si trova anche il lassi, una squisita specialità rinfrescante, di origine indiana, a base di yogurt.
La birra tibetana, detta chang, è una bevanda di montagna molto popolare, prodotta artigianalmente dalla fermentazione dei cerali (orzo, grano, riso, mais, segale o miglio), con diversi sistemi di lavorazione. Essendo leggermente alcolica, è considerata una via di mezzo tra la birra leggera e il sidro fermentato. L'aroma dipende dal cereale usato, ma il più comune è quello l'orzo, che odora come il nostro pane. Nelle zone himalayane si ricava l'arak, il distillato dello chang, con un gusto tanto forte ed acre da essere paragonato ad una bomba al sapore di petrolio.

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Presentazione Lama Alak Rimpoche

Alak Rinpoche è nato nell’India del nord, ai piedi dell’Himalahya, nel 1971 da una famiglia di profughi tibetani fuggiti dalla loro terra a causa dell’invasione cinese, seguendo la fuga del Dalai Lama e dei più alti Lama Tibetani dopo il 1959. Fu riconosciuto nel 1978 da Trichang Dorje Chan Rinpoche, tutore anziano del Dalai Lama e massima autorità religiosa della scuola GhelugPa in quel momento, come nona reincarnazione del precedente Alak Tulku Rinpoche del Monastero di CHACHUNG nella regione dell’Amdo con circa 500 monaci. Iniziò così, all’età di sette anni, la vita monastica Buddhista basata sui sutra presso l’Università Filosofica di SeraJhe nel sud dell’India. Qui, con l’esame di Dottorato (Ghesce LaRampa) nel 1999, ha concluso 25 anni di studio, di ininterrotti insegnamenti e iniziazioni dei più alti lama Tibetani, primo fra tutti H. H. Dalai Lama.

Un ulteriore studio di approfondimento sul Tantra lo ha portato presso il Gyumed Tantrik Collage dove ha poi completato tutti gli studi della scuola GhelugPa. Insieme al suo attendente Ghesce Lobsang Sampten ha deciso di creare una associazione culturale a Bologna in cui, oltre a dare insegnamenti, lavora per seguire personalmente una serie di progetti finalizzati ad aiutare sia la comunità tibetana in esilio sia la popolazione del suo monastero in Tibet.

Fra i suoi progetti principali ci sono: l’adozione di bambini a distanza, la costruzione di una casa d’accoglienza vicino all’Università di SeraJhe, per monaci fuggiti recentemente dal Tibet, portare nel suo monastero in Tibet aiuti per le necessità principali del dispensario e della scuola e dare la possibilità ai figli dei nomadi di poter studiare. Un ulteriore progetto importante per Rinpoche è aiutare anche quei monaci dell’Università di SeraJhe che non hanno possibilità economiche sufficienti per studiare e per acquistare un semplice paio di ciabatte di gomma. Per questo Rinpoche ha come obbiettivo principale quello di instaurare rapporti con associazioni, centri culturali e istituzioni che abbiano a cuore la situazione tibetana e spiegare, attraverso incontri e conferenze, quanto ancora si potrebbe fare per salvaguardare la storia e la cultura di un popolo privato della propria terra.

Lama Alak

 

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Tour Hardong Khangtsen (monaci tibetani) primavera - estate 2007 in Italia



CENNI STORICI : Monasteri in Tibet
 
In Tibet vi erano oltre 7000 monasteri, la maggioranza di loro è stata distrutta dopo l’invasione cinese del 1959 : i più grandi e i più noti sono Sera, Drepung e Gaden.  Il monastero di Sera fu fondato nel 1419 da Jamchen Cioje un discepolo diretto di Lama Tzong Khapa che fu uno dei più grandi maestri del Tibet. Studiare in uno di questi monasteri Tibetani, in Occidente può essere paragonato alla possibilità di frequentare un’importante Università, i cui studenti però sono monaci. Lo scopo di tali atenei non è solo di impartire o di trasmettere una conoscenza intellettuale ma di insegnare metodi di meditazione e di sviluppo della mente, come pure la loro applicazione pratica. Sera comprendeva tre grandi collegi, Sera Jhe, Sera Me e Sera Ngapa, presso i quali vi studiavano monaci Tibetani, Mongoli, Cinesi e Giapponesi e dai quali sono usciti molti maestri straordinari e studiosi di Buddhismo. Nel 1959 la Repubblica Popolare Cinese ha occupato e si è annessa al Tibet e in seguito a ciò furono proibite le pratiche religiose e furono distrutti i monasteri. Furono uccisi  moltissimi monaci, altri morirono nei campi di prigionia, altri ancora furono condannati a molti anni di lavori forzati e furono costretti ad abbandonare la loro vita monastica. Per un certo numero di monaci fu possibile fuggire insieme a Sua Santità il Dalai Lama in Paesi limitrofi , in India sotto la loro guida spirituale, i Tibetani in esilio riuscirono a preservare la loro cultura e a fondare nuovamente le Università di Sera, Gaden e Drepung.



PRESENTAZIONE DELL’HARDONG KHANGTSEN
del Monastero di Sera Jhe in Sud India

Il Monastero di tradizione Gelugpa di Sera Jhe ricostruito a Bylakuppe nello Stato del Karnataka in Sud India è diviso in 13 sottogruppi , uno di questi è il Collegio privato dei Dalai Lama: l’Hardong Khangtsen.
In Tibet l’Hardong Khangtsen contava più di 3000 monaci, ad oggi se ne contano poco più di 200. 
Oggi molti Monasteri sono stati ricostruiti in India e le loro amministrazioni si sono trovate costrette a creare sempre nuovi spazi per dare una dignitosa sistemazione ai profughi che giungono sempre più numerosi .
I monaci continuano a fuggire dal Tibet perché in patria non ricevono un’adeguata educazione sia per la mancanza di insegnanti qualificati che per la carenza di libertà religiosa.



SCOPI DEL TOUR

Sua Santità il XIV Dalai Lama in occasione di una visita al Monastero in Sud India  ha consigliato al collegio di Hardong Khangtsen di organizzare una raccolta fondi per ovviare ai loro gravi problemi finanziari causati dai debiti acquisiti per costruire nuove strutture di accoglienza per i monaci che giungono in India dal Tibet ( posti letto, locali adibiti allo studio, biblioteche, sala di meditazione e preghiera).
Con questo obiettivo e con il patrocinio dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, un gruppo di 10 monaci dell’ Hardong Khangtsen sarà in Italia in tournée per far conoscere la cultura e le tradizioni monastiche del Tibet: l’arte del Mandala di preziose sabbie colorate, i canti e la recitazione di preghiere accompagnate dai rituali strumenti come le trombe telescopiche, le danze sacre risalenti al IX secolo ( Cham )  e per promuovere la pace e l’armonia tra persone , animali e ambiente in tutto il mondo.


SCHEDA TECNICA
 


CHAM  danze sacre rituali (il leone delle nevi, il cervo, il cappello nero, la danza del buon auspicio, canti, preghiere e altri episodi ) della durata di circa un’ora e mezza. Serve palco, luci, amplificatori e una camera per cambiare i costumi di scena che possono essere ingombranti (maschere, animali…). La scenografia è di solito un grande fondale raffigurante il Potala, residenza dei Dalai Lama a Lhasa in Tibet, da appendere; strumentazione tradizionale suonata dai monaci Tibetani.
Richiesta 1500 euro
+ 1000 euro di trasporto
+ vitto e alloggio per 10 persone 

 

 


 
 

 MANDALA  costruito con sabbie colorate poste su una base orizzontale   quadrata di cm 120 di lato alta 20 cm dal pavimento, si presenta in un aspetto bidimensionale ma va inteso in modo tridimensionale essendo il palazzo di una divinità ( Buddha della Medicina, Yamantaka, Cenresig ).  Per completare un Mandala occorrono un paio  giorni  e vi prendono parte 6 monaci che si impegnano a  sovrapporre i preziosi granelli durante tutta la mattinata e tutto il pomeriggio anche davanti al  pubblico, seduti su cuscini intorno alla base del Mandala e protetti da mascherine per evitare di disperdere la sabbia. Come da tradizione il Mandala realizzato con estrema precisione e pazienza viene poi  distrutto e disperso in acqua  o aria ( fiume, mare, montagna..)  con una breve cerimonia che può coinvolgere il pubblico.
Richiesta 1500 euro
+ 1000 euro per trasporto
+ vitto e alloggio per 6 persone
 
Si ricorda che il tipo di alloggio destinato ai monaci Tibetani  può essere ostello, foresteria, convitto con possibilità di fruire di una cucina comune o meglio ancora un albergo.
Nel gruppo dei sempre sorridenti e pazienti monaci è presente anche un monaco diplomato in astrologia Tibetana che si dedica a consultazioni private tradotte in italiano ( 20 euro ), inoltre esiste la possibilità di dedicare ai malati delle preghiere recitate dai monaci a offerta libera, anche dopo avere consultato il MO  ( divinazione ).
Per chi volesse fare un assaggio completo della cultura Tibetana , non può certo mancare la possibilità di organizzare cene di beneficenza ( 10 euro a persona ) a base di momo (ravioli a vapore) e shogo-palé ( frittelle di patate e verdure ).
Per assecondare la nostra voglia di acquistare oggetti provenienti dall’Oriente i monaci hanno sempre una fornitura che va dalle bandierine di preghiera ( lungta ), che volano al vento, alle camicie, sciarpe e  borse realizzate in vario materiale dai profughi Tibetani  in India e da allestire dove possibile.
Tutte le offerte raccolte vanno esclusivamente al progetto illustrato, tolte le spese vive di organizzazione e forniture.




NOTIZIE SULL’ACCOMPAGNATORE
 
Sarà Jinpa ad  organizzare, accompagnare, tradurre e presentare il tour dell’Hardong Khangtsen primavera - estate 2007 in Italia. Nato in Tibet nelle vicinanze del Monte Kailash in una famiglia numerosa proprietaria di terre e animali, all’età di 7 anni è stato costretto a fuggire dal Tibet a causa della “liberazione del Tibet”  attuata dalla Cina. Ha attraversato a piedi la catena Himalayana con la sua famiglia e ha raggiunto il Nepal . L’anno seguente ha raggiunto Dharamsala dove si trova la sede del Dalai Lama e del Governo Tibetano in esilio, dove ha ottenuto la prima assistenza presso i l centro di accoglienza per i profughi Tibetani. A Dharamsala ha frequentato la scuola Tibetan Children Village fondata dalla sorella del Dalai Lama. In seguito la sua famiglia si è trasferita nel campo profughi di Bylakuppe e Jinpa è entrato in Monastero per intraprendere il corso di studi filosofici buddhisti e dove ha svolto varie mansioni. Dopo 15 anni di studi, grazie a uno sponsor europeo, Jinpa è arrivato in Svizzera e poi in Italia dove ha  lasciato i voti da monaco e ha creato una famiglia. La sua attività di artista lo occupa tutto il giorno ma la sua vita rimane sempre dedicata al Tibet, ai profughi e soprattutto ai bambini Tibetani. Già Presidente della Comunità Tibetana in Italia  onlus, chiamato spesso a parlare della causa Tibetana in congressi e conferenze  in tutta Italia, sempre impegnato in prima linea per i diritti umani in Tibet e in Cina a fianco del Gruppo Interparlamentare Italiano per il Tibet , grazie alla sua personale esperienza è riuscito a raccogliere un gruppo di benefattori per adozioni a distanza di bambini, monaci e anziani, ha realizzato progetti a scopo benefico in India come pozzi, scuole, ambulatori, dormitori  grazie all’aiuto di amici, sostenitori e donatori.

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La nostra Storia

Associazione  Jamtsei Gyetsa

Jamtsei Gyetsa è un’associazione no-profit nata allo scopo di supportare il popolo tibetano attraverso progetti di solidarietà, adozioni a distanza e donazioni.
Ha inoltre l’obiettivo di preservarne la cultura attraverso iniziative quali conferenze, insegnamenti di filosofia buddhista e allo stesso tempo si pone l’obiettivo di trasmettere una cultura di pace. Si pone sotto l’autorità spirituale di Sua Santità il Dalai Lama, premio nobel per la pace nel 1989.
Il presidente e fondatore dell’associazione è Alak Tsawa Rinpoche, lama tibetano del monastero di Sera Jhe, nel sud dell’India.

 

Progetto
Nel 1959 il Tibet venne occupato militarmente dalla Repubblica Popolare Cinese.
Da allora il Tibet ha sofferto un lungo periodo di oscurantismo, caratterizzato dalla perdita di tante vite umane e da un completo genocidio culturale.
Sua Santità il  XIV Dalai Lama fu costretto all’esilio lasciando la sua terra natale con altre migliaia di Tibetani e trovando rifugio in India.
Come profughi, i Tibetani affrontano quotidianamente enormi difficoltà, soffrono di un tasso di disoccupazione elevatissimo, non hanno accesso alle elementari cure sanitarie e all’ istruzione scolastica.
L’associazione Jamtsei Gyetsa si propone di creare una Fondazione in territorio indiano al fine di assistere ed aiutare i bambini più bisognosi ad avere accesso ad una istruzione scolastica, prendersi cura dei poveri e degli ammalati, dare assistenza alle monache ed ai monaci tibetani in esilio che sono in condizioni di indigenza e miseria.
La Fondazione si propone di operare come una industria su piccola scala, promuovendo l’ Artigianato tibetano, tra le cui attività tradizionali più note possiamo ricordare la fabbricazione di tappeti, la preparazione di incensi, la realizzazione di indumenti tipici quale la tradizionale veste di gala tibetana (Chupa).
In questo modo la Fondazione intende creare opportunità di lavoro per gli emarginati ed aiutarli a diventare autosufficienti.La Fondazione ha precise finalità sociali ed eventuali profitti generati dalla sua azione Per sostenere la nostra Associazione potete versare un importo anche minimo sul nostro conto corrente postale :

Come sostenere l’associazione

C/C 69019446
INTESTATO a : ASSOCIAZIONE JAMTSEI GYETSA
ABI : 07601 CAB : 02400
OGGETTO : DONAZIONEverranno reinvestiti in attività benefiche a favore dei profughi tibetani

 

 
ASSOCIAZIONE CULTURALE APS
SENZA SCOPO DI LUCRO
VIA CASAMORATA, 2 - 47100 FORLI' (FC)

P.I. 03666350404
Tel.347-2723283 - email: info@ilcerchiodellavita.com