RITUALITA' e INIZIAZIONI dello SCIAMANESIMO

 

Ritualità e iniziazioni dello sciamanesimo africano
di Claudia De Matteis

“Non mi piace vivere con qualcosa che non conosco, né voglio gettarla via perché non la capisco. Tutti crediamo che vi sia un motivo per il quale le cose entrano in contatto reciproco. ......”

Il Baor

Il Baor: l’iniziazione. Nella tradizione DAGARA, tutti i ragazzi ad una certa età devono affrontare l’esperienza del Baor per entrare a far parte del mondo degli adulti, rito iniziatico che porterà protezione all’individuo, il migliore guardiano di sé stesso (dato che nessuno può veramente proteggere qualcun altro).
La natura è sempre la grande amica delle popolazioni tribali, a differenza della tecnologia che caratterizza sempre più la nostra società occidentale, perché  sanno che la pace non si trova tra le macchine.
Anche nello sciamanesimo africano credere nel corpo eterico dell’individuo, “Il Siè” o doppio della persona, rappresenta il collegamento al mondo ancestrale con lo spirito del Siè: vivere lontano dal proprio doppio è come vivere nel caos. Naturalmente conoscere e incontrare il proprio doppio significa passare dalla strada della conoscenza: “....attraversare il ponte che porta dalla non-persona, alla persona.........”
L’educazione tribale si basa su tre insegnamenti principali: l’allargamento delle facoltà percettive della persona; la destabilizzazione che il corpo fisico ha di essere legato ad un solo piano dell’essere; la capacità di viaggiare tridimensionalmente e di fare ritorno.
Il percorso iniziatico anche qui è composto da diverse esperienze : il cerchio di fuoco, l’incontro con la signora verde, il ritorno alle origini,  l’attraversamento del varco di luce, incontro con la gente dell’acqua, viaggio nel mondo sotterraneo e ritorno.
Cominciamo insieme a scoprire questo magico percorso iniziatico.

 Il Cerchio del Fuoco

 “Quando le tradizioni mutano bisogna anche cambiare le modalità in cui le cose avvengono”.
La cerimonia si svolge seduti attorno ad un grande falò, con quattro anziani collocati ai quattro punti cardinali ed uno, il protagonista, al centro vicino al fuoco, con il compito di dare il messaggio:  “Il posto in cui ci troviamo è il centro. Ognuno di noi ha un suo centro dal quale si era allontanato dal giorno della nascita; nascere significa perdere il contatto con il nostro centro e crescere passando dall’infanzia all’età adulta ci ha allontanato da esso. Questo centro è sia dentro che fuori di noi. Si trova ovunque. Noi dobbiamo capire che esiste, trovarlo ed essere con lui, dato che senza il centro non possiamo dire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.” Il fine del Baor era quindi trovare il nostro centro. “ Il centro di ognuno di noi non è uguale a quello di nessun altro. Ognuno di noi è un cerchio simile a quello formato attorno al fuoco da noi, che eravamo al contempo il cerchio ed il suo centro e viceversa.” Tutti gli esseri umani sono dei cerchi: nelle quattro parti viventi del cerchio, est il punto del sorgere, e di fronte c’è l’ovest il punto dove tramonta. Nell’essere umano corrispondono, nel tramontare alla frescura dell’acqua, e nel sorgere, al fuoco che col suo Dio ci spinge ad agire, a sentire, a vedere, ad amare ed ad odiare. Il potere del fuoco è dare azione dentro e fuori di noi: all’esterno ci indirizza verso gli altri, verso i nostri doveri (noi agiamo e reagiamo perché questa forza è in noi e con noi); il fuoco che è dentro di noi è quello che forma la nostra la nostra vera famiglia, composta da coloro da cui siamo naturalmente attirati non appena li incontriamo. Dal regno degli avi è possibile vedere distintamente questo fuoco in ognuno di noi. Il fuoco che è in noi non muore mai, quindi non ha bisogno di rinascere. Grazie al fuoco che è in noi dialoghiamo con coloro che abbiamo lasciato dietro di noi al  omento della nascita: il fuoco è la fune che ci lega alla nostra vera casa che abbiamo abbandonato quando siamo morti nel nascere.

“.....Mi sembrava che i sapere DAGARA fosse un sapere liquido, nel senso che ciò che imparavo era vivo.......Di contro il sapere occidentale che mi era stato impartito era di natura solida, avviluppato in una retorica fatta di logica da essere diventato rigido, privo di ogni flessibilità.”

 

Letture consigliate:
“Dell’acqua e dello spirito”
Magia, rituali e iniziazione nella vita di uno sciamano africano
di Malidoma Patrice Somè
Ed. Il Punto d’Incontro.

fine 1° parte

“ La nostra superficiale valutazione della bellezza esteriore forse altro non è che una confusa reazione a quanto ricordiamo della bellezza vera, che non invece un vero incontro con essa. Se invece alla bellezza esteriore dovesse corrispondere quella interiore, allora quella bellezza della superficie dovrà servirci solamente a ricordarci la reale bellezza dello spirito che sotto si cela.”
Malidoma Patrice Somè

 

La Signora in Verde

“Pulsavo al ritmo delle vibrazioni della Terra: verde, giallo, blu e bianco: potevo vedere questi colori dappertutto attorno  a me. Ogni cosa vivente aveva questi colori o una combinazione di essi.” Senz’altro il potere percettivo si eleva quasi a livello estatico, fondendo in un tutt’uno individuo e natura, nella sua forza più grande. L’esperienza iniziatica di Malidona raggiunge un altro traguardo importante nell’incontro con la Signora in Verde: lui stesso dice “Conoscere significa conoscere il mondo di ciascuno per quello che esso è in realtà, e non per come qualcun altro ti ha detto che dovrebbe essere”. Tante volte è la nostra incapacità e inadeguatezza ad impedirci di “vedere” lei, La Signora che emana un’intensità tale da esercitare in potere d’attrazione irresistibile nell’uomo: potremo noi tutti farci cullare dalla natura come bambini piccoli, cantando persino una ninna-nanna, solo se volessimo salire ad un gradino di percezione superiore, e farci abbracciare da tanta bellezza.
“ Gli esseri umani sono spesso incapaci di ricevere perché non sanno cosa chiedere. Noi siamo a volte incapaci di aver ciò di cui abbiamo bisogno perché non sappiamo cosa vogliamo.”
Gli esseri umani non hanno mai abbastanza di tutto: se riuscissimo ad avere sempre ciò che pensiamo di volere, daremo fondo in fretta al nostro arsenale di piccoli desideri e scopriremo che abbiamo preso in giro noi stessi fino adesso, vergognandocene. Ci possiamo sentire senz’altro molto vulnerabili a contatto con queste vecchie tradizioni e saperi, ricchi di semplicità, amore e verità, sensazioni disperse nell’oceano d’impegni della nostra vita d’oggi sempre alla rincorsa del tempo: basterebbe fermarsi un solo attimo, la Signora verde è ovunque attorno a noi. La vedete qualche volta?
“L’amore consuma ciò su cui si posa in maniera vorace. Di conseguenza possiamo solo sentirne l’ombra. La felicità non dura per sempre perché noi non possediamo la capacità di contenerla. Là, nella natura, amore, beatitudine e felicità esistevano già molto tempo prima della nostra venuta............”

 

Ritorno alle origini

L’educazione tribale si basa su tre insegnamenti principali: allargamento delle qualità percettive della persona, destabilizzazione dall’abitudine che il corpo fisico ha di essere legato ad un solo piano dell’essere, capacità di viaggiare tridimensionalmente e fare ritorno.
Superare la parte corporea è la parte più ardua: la metamorfosi non può avvenire finchè il corpo è appesantito. Per ritornare al nostro vero sé, al divino che c’è in noi, bisogna attraversare un processo di ri-apprendimento di insegnamenti applicati. “Nel ventre del fuoco, come abbiamo visto, dimorano le nostre vite ancestrali, è in lui che siamo sempre stati, ciò che noi veramente siamo e ciò che dobbiamo essere ora”.

 

 
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